lunedì 14 novembre 2011

portarsi via il pallone




e così berlusconi cade.
Ho molto parlato di lui in questi due anni, anche se non da un punto di vista politico ma piuttosto sociologico e di costume.
Proviamo quindi ad affrontare la sua caduta con lo stesso spirito.
Intanto credo che il vero berlusconi sia sempre nella bipolarità dei suoi comportamenti.
Da  vecchio imprenditore berlusconi sa che i mercati sono spietati.
Il 12% in meno nella azioni delle sue aziende in una sola seduta gli hanno fatto capire che con la sua ostinazione stava mettendo in serio pericolo la "roba". Capisce quindi di doversi dimettere.  Ha la lucidità e il coraggio di farlo.
Il vero berlusconi però si completa con il messaggio rilasciato 24 ore dopo.
Eccolo  finalmente nella sua interezza, quell'impasto inseparabile di megalomania e fragilità, immaturità adolescenziale e vanità incomprimibili ... eterno bambino primo della classe e  "rappresentante di provincia" come ebbe ad apostrofarlo un famosissimo analista, mai veramente a suo agio con il pensiero "alto".
Un bambino capriccioso, un adolescente stizzito ed egoriferito, che compie quello che ritiene un sacrificio enorme e si stupisce di trovare dileggio e giubilo la dove pensava di trovare deferenza e ammirazione.
Quanto berlusconismo c'è nel messaggio finale.
Commozione per il proprio vissuto, (la forma estrema di egocentrismo),  rivendicazione acritica dell'unicità della propria esperienza, nemmeno politica ma personale assunta a paradigma. La stizza stupita del bambino che rinuncia alla pasta alla crema per darla ad un altro e si stupisce, perchè la mamma invece di lodarlo gli risponde "hai solo fatto il tuo dovere".
La ricerca del colpevole fuori si se, (è stato gigi a bucare il pallone...) decidendo che il vulnus finiano è la causa unica del fallimento di legislatura.
Ho spesso paragonato berlusconi ad un "cumenda" anni '50, ora emergono in lui i tratti del "bravo bambino" viziatello che è stato. E come tutti i bravi bambini nel messaggio di ieri mischiato alla tenerezza per se stesso ed all'incredulità per le critiche emerge anche qualche velata minaccia.
Come tutti i secchioni, ha quel retrogusto vendicativo, quel "ve ne accorgerete....".
Berlusconi è così, non riesce mai a completare il gesto lasciandolo pulito nella sua plasticità (le dimissioni da statista") deve sempre sporcarlo con una coda, con un "ripensamento", spiegando che lui sotto sotto non lo avrebbe fatto se non fosse stato per colpa degli "altri".
Un ennesimo "gnè gnè" infantile, con una spiegazione semplice e semplicistica e soprattutto sempre "altra" da lui ; la sinistra che ha fatto naufragare la prima legislatura, le torri la seconda, i cattivi consiglieri di veronica il suo matrimonio, fini l'ultima avventura politica.. e allora me ne vado, vedrete se si sta meglio...
Ecco allora l'immagine invincibile che mi rimane di lui;
un berlusconi bambino, sinceramente amareggiato che lascia nella buca della sabbia il suo giocattolo preferito e se ne va dai giardinetti platealmente, convinto di aver compiuto chissà quale sacrificio.  Poi non resiste, si ferma, si volta a sbirciare. E cosa vede con stupore immacolato? Che semplicemente gli altri bambini (noi, l'italia) hanno ripreso a giocare. Che tutto scorre anche senza di lui.
E allora Berlusconi non si immalinconisce, non è nelle sue corde,  si arrabbia invece!  E ci fa una promessa/minaccia "tornerò!! Io  tornerò!"
Nel silenzio dei giardinetti che, semplicemente, non lo ascoltano più.



the searcher



la foto è di chi pensate ed è QUI




martedì 4 ottobre 2011

a second chance_take four



questo distinto signore è di origini francesi.
Ama l'Italia è vive ormai da molti anni sulle sponde del lago di Como, dove lavora com agente immobiliare.
Deve essere difficile immaginarselo completamente coperto di cerone argento e con indosso abiti da film di fantascienza di serie B.
Eppure è agghindato a quel modo che il Signor Quagliotti ha lasciato un segno nella piccola storia musicale francese ed italiana.
Era infatti il tastierista dei rockets, un gruppo che dalla fine dei '70 a metà anni '80 circa, ha conosciuto un successo strepitoso nel nostro paese.
Anticipatori della scena elettronica, hanno suonato travestiti da alieni e sdoganato un genere, quello dello "space rock" che all'epoca li resi famosissimi.
Concerti come show di las vegas, movenze da robot, raggi laser, suoni futuristici, voci distorte, grande teatralità trash. Questi gli ingredienti dei Rockets, che in Italia arrivarono  a fare interi tour addirittura negli stadi.
Monsieur Quagliotti non ha dimenticato quel periodo ed ogni tanto, tra una intermediazione e l'altra,  si esibisce in concerti revival (non so se ancora coperto di cerone argenteo).
Ed eccovi finalmente Fabrice all'epoca della sua personale "ziggy stardust". Lo trovate QUI.
Casomai vi chiedeste che fine abbia fatto il cantante e frontman della band, beh lui sta in Normandia e ... alleva cani.



the searchers


ecco dove trovare a second chance take one two e trhee

giovedì 29 settembre 2011

il lavoro che rendeva liberi




che cosa non mi piace nei ragionamenti sull'innalzamento dell'età pensionabile?
Un sordo fastidio mi attanaglia ogni volta che ne sento parlare, poi ho avuto l'illuminazione.
L'innalzamento della pensione "perchè tanto ormai si vive più a lungo" è il grimaldello per modificae una cnocezione della vita. Proprio così. Più precisamente il rapporto tra esistenza e lavoro.
Quando le aspettative di vita erano intorno agli 80 anni circa,  parlo quindi degli anni 60/70,  si considerava accettabile crescere, studiare e preparasi all'età adulta per circa 20 anni, poi la comunità chiedeva 30/35  anni di lavoro, trascorsi i quali ti potevi riposare, perchè in un certo senso il tuo "debito" alla costruzione della società era pagato. Avevi quindi altri 15, 20 anni in cui osservare il mondo che cambiava, fare cose sempre desiderate (un viaggio, imparare a suonare il sax, dare le briciole ai piccioni) senza obblighi, con una certa leggerezza.
Una fase che poteva essere anche piacevole, se vogliamo.
La "teologia" che sottendeva a questo ordinamento sociale e pensionistico era precisa; l'uomo "deve" lavorare, ma non è nato necessariamente per fare "solo" quello fino ad esalare l'ultimo respiro.
Arrivato ad una età in cui energie mentali e fisiche vengono meno, l'uomo può riposarsi e godersi un serena vecchiaia, Una nuova fase dell'esistenza. Anche grazie al contributo dei più giovani, che a loro volta da vecchi,,,, ecc ecc. Si chiamava "patto sociale". Era figlio di una concezione della vita utopica e libertaria, ma anche ordinata e strutturata di quegli anni.  Anni in cui il lavoro era visto come un parentesi, seppur lunga e soddisfacenti della propria vita. Ma una parentesi appunto.  Una fase, che poteva concludersi. Anni in cui "smettere di lavorare"  non rappresentava un abominio ma un "diritto" addirittura.
Oggi (e senza nessuna discussone di rilevante spessore culturale o men che mai politico) si sta facendo passare il principio che si deve lavorare di più, perché semplicemente si "vive" di più.
Orrendo assioma vero? Il tempo del riposo nelle vecchiaia semplicemente non può dilatarsi. Se succede è un errore.  Rudemente; se muori più tardi, i tuoi 20 anni circa di riposo possono diventare anche 30 e questo la società moderna non se lo può permettere.
Perchè domando io?
Non certo per motivi economici.
Passati al sistema contributivo da quello retributivo saranno cazzi di chuinque decida, quanto e come continuare a lavorare. Quindi postulare che si debba arrivare a 40 anni (40 anni di fabbrica! 40 anni da muratore!) prima di potersi riposare, per non correre il rischio di vivere troppo senza fare nulla è lo sdoganmento di un'ideologia aberrante. Quella dell'azione continua fascista per intenderci,  della stasi, l'ozio che non possono venire tollerati, quasi fossero una colpa e non un legittimo traguardo.
E' la metamorfosi insomma della società avanzata che diventa, come nei peggiori incubi marxisti,  puro "luogo di produzione".
Uomini e donne poi! Tutti in pensione alla stessa età!  Seppellendo l'unico guizzo di galanteria sociale di questo cinquantennio storico e regalando alle donne l'unica parità che forse, si sarebbero volentieri risparmiate.
La vita quindi non più come percorso  deidcato al trittico; crescita/lavoro/riposo.
Bensì; crescita/lavoro/ancora lavorofinoadarrivareviciniallamorte.... e solo allora riposo.
Nel silenzio generale insomma,  una classe politica ha deciso che la soluzione per affrontare un ciclo di ristrutturazioni economiche necessarie al paese, va trovata solo nell'eterogenesi dei fini.
E il bello è che nessun dibattito almeno alto, almeno approfondito sul senso della vita e del lavoro ci ha portato a questo sottinteso ideologico.  Solo l'ansia di far quadrare i conti dello stato, solo la fretta, superficilaità e impreparazione culturale di una intera classe politica e di un intera società, che accettano questo assioma vita=lavoro come dato di fatto.
Almeno nei '70 queste battaglie erano politiche nel senso più alto del termine.
Ora sono mimetizzate e minimizzate nella sciatteria del dibattito contemporaneo. Manca insomma persino il coraggio intellettuale di chiamare tutto questo  dottrina.  Si preferisce, nella alltuale debolezza culturale, liquidarla come emergenza.


the searcher




questa bellissima foto la trovate QUI



venerdì 16 settembre 2011

il deserto RAI





prosegue l'esodo dalla Rai a tappe forzate per arrivare normalizzati, normalizzatissimi all'appuntamento del 2013.
Santoro, FazioSaviano e ora la Dandini. Per tacere della lontananza incomprensibile di Fiorello dalla rai. suo campo naturale di azione.
Pensate, la casa di produzione di “parla con me”  accetta, con questi chiari di luna di tagliare il budget del 5% pur di permettere alla Dandini di restare in Rai. Il Consiglio boccia l'accordo, spalancando di fatto le porte di viale mazzini perchè Serena si accomodi altrove.
Non credo che questa emoraggia di conduttori sia una volontà precisa di Berlusconi. Ormai i consiglieri del re sono così bravi a carpirne gli umori da anticiparne i desideri anche inconsci. C'è un altra componente però a mia avviso da non trascurare.
Quella dell'invida.
Storicamente la destra non ha mai saputo costruire programmi televisivi che coniugassero credibilmente informazione, intrattenimento, satira e un pizzico di spettacolo ("parla con" me appunto). Non è un caso se il Bagaglino viene citato costantemente come unico programma di successo che ha una connotazione tale ( e non c’è da vantarsene..)
La destra italiana alla cultura (anche quella televisiva) è sempre stata asincrona. La ritiene inutile, fighetta, parafrocia,  il vero uomo agisce e non studia. 
Nota bene, non parlo del centro democristiano, ché "La notte della repubblica" di Zavoli fu quanto di più moderato si potesse pensare: con il giornalista padre che interroga e i brigatisti figli prodighi che piangono davanti a lui. Quella era eccellente televisione DC. Paternalista, censoria, moralista, ma fatta decisamente bene.
Parlo della nuova  sgangherata destra che nasce nel 94 (impiantata però nel craxismo, che infati era ignorante e modernista) Che avendo fondato la propria idea di tv,  di comunicazione e di cultura popolare sulle donnine del tabarin anni 50, trova assolutamente incomprensibile il tentativo di fondere approfondimento e intrattenimento.
Di conseguenza i tentativi di portare in tv dei format simili si sono rivelati dei flop epocali (ancora ci ricordiamo excalibur con antonio socci...).
Da provinciale quale è  però la destra italiana disprezza, ma segretamente invidia e “aspira ad essere”.
 Eliminare dalla tv italiana certe voci permette di togliersi molte soddisfazioni; dimostrarsi problem solving con il Capo, vedere le odiose fighette intellettuali strisciare per avere una conferma e cacciarle comunque, ribadire con aria contrita che il problema non è affatto politico ma economico, facendole passare per radical chic che in realtà badano al soldo.
Insomma un sabba di soddisfazioni personali e che ha come risultato finale lo svuotamento della rai di risorse editoriali, ascolti ed entrate pubblicitarie.
Potrei fermarmi qui, ma c'è un rovescio della medaglia. 
I conduttori "di sinistra" non sono innocenti come putti. Spesso usano la situazione per far del vittimismo, per atteggiarsi a perseguitati, ciurlano nel manico per ottenere ottime condizioni economiche e di messa in onda urlando alla discriminazione appena si obietta qualcosa. Insomma non sono esenti da colpa, in cambio però offrono un prodotto di successo, che non è poco. 
Questa dialettica in realtà è fisiologicamente corretta.
Una squadra che funziona prova ad ottenere condizioni migliori economiche e di palinsesto, infatti quando provarono a diminuire la presenza di Vespa su Raiuno il conduttore giustamente si inalberò citando le uniche cose che si possono citare a propria difesa. Gli ascolti. La polemica si sgonfiò in un baleno. La vicinanza del Giornalista al governo (Vespa antiberlusconiano?!) tenne lo scontro nei canoni naturali e si chiuse con mediazioni e soluzioni.
Il punto infatti è questo. Mascherare da contesa editoriale/economica un problema che è politico.  
Questo inquina la dialettica editore/creatore, facendo apparire come incomprensibili le piazzate RAI e  permettendo poi a qualche star televisiva di sinistra di gridare all censura e mettere la sordina a pecche degli show che a volte esistono eccome (vero Sabina Guzzanti?)
Confondendo in questo modo le acque, la rai riesce in un invidiabile primato, sembrare sparagnina e dissipatrice, Censoria e superficiale, politica e qualunquista allo stesso tempo. Una bella impresa. non c’è che dire.

venerdì 8 luglio 2011

berlusconi innovatore?




Mi ha sempre stupito che nessuno abbia provato ad analizzare il quasi ventennio berlusconiano  dal punto di vista del futuro lascito politico, sociale e culturale. Infilandosi invece nel collo di bottiglia della riflessione "morale" diciamo così.
Berlusconi è stato un innovatore?
Io credo di si, ma in un modo che diverso da quello percepito. 
Come ho spesso scritto e penso, berlusconi non ha guidato una transizione culturale, piuttosto ha saputo coglierne i sintomi e diventarne l'interprete.
"Sviluppo senza progresso" diceva Pasolini che tutti citano e spesso a spoposito. Una cosa però aveva colto con chiarezza. Il passaggio dalla civiltà rurale a quella del consumo.
Nella civiltà del consumo lo spettro di cose che possediamo è la nostra personalità.
Questo determina una nuova generazione di esseri umani che si identificano con quello che "possono permettersi". Il passaggio maestro verso questo nuovo modo di intendere il sé  è stata la tv commerciale.
Berlusconi ha aperto una piccola tv per intrattenere gli abitanti della sua città satellite. Ha incontrato un pubblico pronto a farsi travolgere dalla sua intuizione perchè preparato sapientemente da 30 anni di "rischiatutto" di "domeniche in", di "corride" e "Studio uno". La nuova generazione di consumatori era pronta a vivere laicamente e senza sensi di colpa democristiani appunto il consumo.
Dopo le prove generali degli anni '60, berlusconi ha offerto una chiave ancora più profonda e affascinante.
"Tu sei consumo. E devi esserne fiero. Tu sei i tuoi desideri. Non devi vergognartene."
sembra una canzone di vasco rossi....
Questo assunto culturale e sociale ha trionfato per circa 20 anni. Ha cambiato gli italiani offrendo loro un modello di fruizione televisiva e di intrattenimento americano. In cui show e prodotto si parlano, si ammiccano, si fondono.
Berlusconi ha capito che separare consumo da senso di colpa lo avrebbe fatto ricco. Così è stato.
Cosa per altro a cui gli italiani erano largamente pronti e desiderosi dopo i cupi anni '70.
Le sue tv non hanno fatto altro che offrire a questo desiderio un luogo virtuale (le reti mediaset),  beni reali (l'epopea del "prosciutto Rovagnati" di Mike Buongiorno) e  una "narrazione"... per usare una parola di moda.
Berlusconi quindi come modernizzatore di processi e non di contenuti.
Questo è la sua genialità ed il suo limite.
Ha evoluto e cambiato per sempre la comunicazione della tv commerciale, dello sport, della politica.
La tv commerciale sarebbe arrviata comunque sull'omda del passaggio  da "idee" a "consumo" che era pronto per compiersi. Ne ha cavalcato l'onda rilanciando continuamente e ispirandosi ai tycoon d'oltreoceano (con un pò di brianzolitudine certo..)
Ma ora anche in questo settore di cui tanto si favoleggia è in ritardo.
LA tv via cavo non la capisce e non la precede. Quello che sky sta facendo a lui (furto di personaggi chiave, possesso dell'inerzia, senso di contemporaneità) è quello che ha fatto lui a mamma RAI negli anni '80. 
Così  poi è stato con lo sport.
La creazione dell'evento, l'arrivo in elicottero, l'acquisto di star strapagate, sono pratiche statunitensi che lui ha portato nel calcio nostrano, liberandolo di nuovo da un certo senso di colpa cattolico e dalla mortificazione della propria ricchezza cui i calciatori bravi erano democristianamente tenuti. "non ti vergogni di guadagnare così tanto dando calci ad un pallone?'" E' una frase che Berlusconi è riuscito a seppellire con una risposta semplice. "no". 
In politica poi, il suo lascito nella comunicazione e nell'estetica è profondo e defintivo. Credo che sia davvero provinciale e meschino negarlo. Anche qui, berlusconi ha intuito e prima di tutti (ma non prima di craxi) che la personalizzazione, e l'uso di tecniche di racconto pubblicitario non erano la morte della politica bensì la loro casa naturale per il nuovo millennio. 
Nessuno di noi ricorda gesti politici significativi di berlusconi, ma se io scrivo "meno tasse per tutti" ognuno di voi sorride e ricorda il manifesto. Quello vero o la sua parodia, non importa. Il ricordo è fissato. 
In conclusione credo che il suo grande lascito, più culturale che politico, sia l'avere traghettato la società italiana da luogo di incontro a luogo di spesa.
La sua grande intuizione: Far semprare le merci una cosa sexy. 
Ecco, forse per depotenziare definitivamente il berlusconi politico e consegnarlo alla storia,
bisognerebbe riconoscere finalmente il valore del "berlusconismo" come fenomeno sociologico e culturale e il suo sostanziale fallimento come complesso di valori politici.




the searcher


martedì 28 giugno 2011

dal grande fratello al grande telefono



Forse è un parallelismo ardito, ma io credo che la pratica della pubblicazione di intercettazioni telefoniche siano la diretta conseguenza di questi 10 anni di televisione. 
In particolare dieci anni di grande fratello.
Cerco di spiegarmi.
Il grande fratello fece epoca e fece l’impensabile; trasformo il quotidiano, con le sue piccolezze, miserie, in materiale televisivo, in racconto. Il format sancì insomma che la quotidianità priva di talento se non di certe proprie peculiarità caratteriali (la romanaccia tutta core, il toscano che ama fare scherzi) erano degne di diventare show, rappresentazione. A seguire la televisione tutta, passa dalla rappresentazione di una finzione alla fotografia del reale. Un reale, scelto nel corpo molle della società. Palestrati che aspirano ad aprire fitness centre, gatte morte che cercano il bel matrimonio ( e lo trovano….)  pizzaioli, disoccupate.
Il grande fratello ha autorizzato lo spettatore a spiare e commentare i comportamenti minimi, marginali, quotidiani delle persone normali.
Hitchcock diceva che il cinema è la vita senza i tempi morti. Il grande fratello sono i tempi morti senza il cinema.
Questa prima pietra miliare, nella distruzione del diaframma fra finzione e realtà ha provocato la valanga. I people show. Persone normali che vincono 500.000 euro perché sanno qual è la capitale della Francia, o addirittura perché gli è stato assegnato un pacco a caso.
Checché se ne dica, la televisione è un grande laboratorio della morale comune.  Ricordo una concorrente della prima edizione del GF (anno 2000.. vedi a volte le date simboliche)  di cui ero conoscente. Quando lo scoprimmo noi amici eravamo esterrefatti. I genitori non vollero MAI apparire in trasmissione, ed erano affranti di vergogna per quello che la figlia stava facendo. Dieci anni fa, non cento. Da lì siamo arrivati ad una madre che assiste al figlio che tradisce la propria fidanzata in diretta. E che su questo è intervistata.
10 anni  insomma che hanno spostato il comune sentire ed  hanno abituato gli italiani a spiare dal buco della serratura. 
Convincendoli non solo che fosse giusto, ma anche divertente.
Leggere oggi delle conversazioni telefoniche private sul giornale, non è altro che la prosecuzione del grande fratello con altri mezzi. E’la consacrazione di un modo di osservar la realtà che la televisione aveva già legittimato. Una pratica che le persone (il pubblico, l’audicence) percepiscono come assolutamente normale e per di più lecito. Ecco perché quest’onda di sdegno mi sembra oltre che ingenua, presuntuosa e pretestuosa.
LA televisione e i mezzi di comunicazione hanno lucrato per un decennio su questa tendenza nuova e infinitamente meno complicata da creare. Niente corpo di ballo, niente gavetta per i nuovi talenti, niente soldi sprecati in prove, scenografie, testi. Niente Corrado e niente vianellomondaini.
La realtà pura e semplice spiattellata sullo schermo e spalmata sui talk show pomeridiani, ad uso casalinghe che discettano sulle corna di tizio o la stupidità di caio. Ignorante è bello, l’elitismo come insulto alla vera ggente.
Questo atteggiamento ha desacralizzato la privacy. Il passo alla desacralizzazione della politica è stato breve e si è consumato in fretta.
Sublimazione delle sublimazioni, personaggi del sottobosco televisivo, che scelgono come intercambiabili un programma con Emilio Fede o un posto in regione.
Il reality che si fa politica, che si fa intercettazione e torna reality.
Il cerchio si chiude.


the searcher



mercoledì 8 giugno 2011

anno zero. le fredde cifre




Ho fatto un pò di ricerca perchè sono tignoso.
ecco quindi qualche cifra su Santoro
anno zero costa circa 194 mila euro.
Viene vista da uno share del 20% circa. (lo ricordo. la media di rete è 8%)
gli spot vengono venduti a circa 60.000 euro per 30 secondi (dati del 2009).
Anno zero manda in onda nei suoi stacchi circa 20 spot per un totale di 1.200.000 euro.
Anno zero quindi porta ogni settimana alla rai 1 milione di euro.
Lo stipendio del Conduttore  era di circa 600.000 euro l'anno. Pagato con il 60% degli introiti della prima puntata di stagione. Da li in avanti solo guadagni per la rete.
Un bilancio finale.
 Santoro, ha trascorso 3 anni in RAI.
Ipotizziamo circa 32 puntate a stagione (ottobre/maggio) per un totale di 96 puntate.
Diciamo che le puntate abbiano fatto una media di 1 milione di euro l'una?
Significa che Anno zero ha fruttato in tre anni alla Rai 96 milioni di euro grosso modo.
La liquidazione di Santoro è di 2 milioni di euro, circa il 2% dei guadagni generati dal suo programma.
Ecco sarebbe bello che tutta la retorica sui soldi si infrangesse su queste cifre.

Ah.  Per acquisire questi dati non ho dovuto cercare nei fascicoli stasi.
Ho trovato tutto in rete.
Ma certo imprecare è più divertente che cercare.


grazie a:

http://antenne.blogautore.repubblica.it/2011/06/07/santoro-una-miniera-doro-i-numeri/
http://www.controlinformazionemanipolata.com/?p=1533

the searcher

l'inverno del nostro scontento. Santoro e l'anno zero.



Dunque Santoro se ne va.
Lo voleva fare già l'anno scorso, ma la battaglia di principio che si innestò sulla sua trattativa, era allora così rovente che preferì rinunciare. Sapeva di fuga.
Oggi, non a caso dopo una tornata di vittorie amministrative del centro sinistra, e quindi nella percezione generale di un suo momento di forza, risolve il contratto con la Rai.
Intanto uno scoop per voi.
Ebbi occasione di parlare con persone de La7 prima di natale e già allora il tema del suo arrivo era sul tavolo della rete. Con buona pace delle "cassandre dell'epurazione" post-pisapia....
Vediamo questo evento dai vari punti di vista; prima quello che mi interessa di più; quello televisivo.
Santoro, come ha spiegato egli stesso alla nausea, voleva smettere di essere la vestale della sinistra sconfiggenda e tornare a sperimentare in tv. Santoro mira ad essere un creatore di contenuti editoriali ad ampio raggio. Andare in onda si, ma anche produrre, innovare  e perchè no, divertirsi di più.
Potrà fare tutto questo, e su una passatoia rossa,  a La7 a cui approderà sicurissimamente.
Santoro ha sempre ragionato solo su questioni di principio e sempre da star della tv, mai da politico.
Volevano cacciarlo ed ha dimostrato di avere il diritto di tornare in prima serata.
NON per garantire la prularità e sciocchezze simili. Ma perchè in quanto professionista di successo, ne aveva tutto il diritto.  Diritto dimostrato con gli ascolti, che poggiavano su una solida base di telespettatori (non adepti... spettatori.)
Ora, come ogni libero professionista, manager, star del cinema o della tv decide di cambiare aria e cercare altre cose. Certo queste "altre cose" le avrebbe volentieri fate su Rai2, ma le logiche che conosciamo non lo permettevano.
Fine della storia di Santoro. Che non è Gramsci, semmai un Dave Letterman più serio.
Per approfondimenti sull'eterna demagogia dei suoi guadagni e della sua buonuscita vi rimando a questo mio vecchio post. QUI.
Chi vince e chi perde dunque?
Vince Berlusconi sicuramente.
Che non elimina solo Santoro dallo schermo televisivo. No. Elimina Travaglio. Marco Travaglio.
In due trasmissioni Travaglio parlava.; Anno Zero, e Passaparola, messaggio Web settimanale,  trasmesso da Current.
A Current non hanno rinnovato il contratto sui canali Sky e Anno zero emigra da una rete che faceva il 20% ad un altra che fa, nei picchi il 5%.
15% di spettatori generalisti sottratti a Travaglio, cui vengono lasciati il 5% di media di LA7, spettatori figheti, radical chic e già persi in partenza. togliendo finalmente dagli occhi delle casalinghe di Voghera i temibili editoriali travaglieschi e le vignette di Vauro.
Chi perde?
La Rai. Trascinata nelle logiche politiche, una rete che fa una media giornaliera  che è meno della metà  degli ascolti di Santoro, non riesce a ragionare da azienda ma da propaggine politica. Preferisce perdere ascolti e introiti pubblicitari, piuttosto che fare diga contro le ingerenze politiche.
Non ragiona nè da operatore televisivo che sta sul mercato con logiche di concorrenza e profitto e  nemmeno da soggetto realmente politico, che schiettamente sceglie ed esclude.
No. Tronca e sopisce, blandisce e minaccia, rallenta e dissimula.
Fino all'epilogo di questi giorni.
 L'ambivalenza Rai è il vero frutto radioattivo di questa vicenda.


the Searcher

lunedì 6 giugno 2011

Forse non tutti. Comunque molti, per non dire troppi



E così tutti quelli che conosco e che non devono lavorare per vivere hanno girato milano vestiti di arancione e con la spilla di pisapia....
E' difficile essere contenti di un cambiamento, che comunque qualcosa porterà (20.000 persone in coda per stringere la mano al sindaco il 2 giugno. Non succede dai tempi della fine della guerra secondo me...)
ed essere estremamente scontenti per la qualità delle persone che conosci e si considerano le lance aguzze, protagoniste di questo cambiamento.
Radical chic di terza generazione, che vivono una finta povertà fatta di sacrifici non necessari e lussi mimetizzati. Tipo avere il riscaldamento a legna e non andare una mattina che è una in un ufficio a lavorare. Pensando che vivere spartanamente sia bruciare qualche ramo di faggio e non affrontare la 91 milanese per tutto l'inverno. (chi la prende sa di che parlo).

A Milano le persone che dovrebbero piacermi mi stanno sulle scatole;
ragazzi che lavorano sodo nei bar da quando hanno 15 anni, che si fanno il culo nelle panetterie aperte dalle 8 del mattino alle 8 di sera "guavdi mi dia quel pane di semola, 2 focaccine e 3 fvancesini ben cotti gvazie. Ho detto ben cotti, vagazzo!!" E poi mezz'ora alla chiusura per lavare pavimenti e cessi. I banconieri di supermercato, che alle 8,45 di sera puliscono l'affettatrice con una perfezione speranzosa, per quadagnare qualche minuto. Poi alle 9,02 arriva la solita stronza, che chiede 2 etti di crudo e ti tocca risporcarla tutta. e mannaggia, un mezz'ora in più prima di tornare a casa.
Tutte queste persone votano Berlusconi purtroppo.
Comprano televisori piatti, smart accessoriate, i-phone e vestiti di marca. Si fanno la lampada, lambiscono senza mai possederli veramente i congiuntivi. Una volta sarebbero stati l'elettorato comunista naturale. Lavoratori. Ma ora sono senza "coscienza di classe"... fa paura sentirlo dire vero? Eppure è così.  20 anni di deregulation culturale hanno convinto i proletari di essere borghesi ed i borghesi a giocare ai proletari.
Gli  altri, i ragazzi consapevoli delle diversità culturali, che amano i fratelli rom e le sorelle musulmane sono colti, intelligenti, delicati, educati, solidali, ecosostenibili e pure il cazzo che vve se frega.
Lavorano in una casa editrice alternativa, stupiti di non ricevere 2.000 euro al mese solo per il fatto di conoscere andy wharol e Johnatan safran foer. Vogliono fare i registi, i grafici i web designer.
Spesso vivono di rendita. Case che i genitori hanno lasciato loro e che affittano a poveracci. Non producono reddito fresco, campano di rendite come i loro antenati ricchi. Sono i latifondisti del nuovo milllennio... non li sfiora il dubbio che vivere in questo modo. affittando pezzi di case faraoniche comprate dai genitori, riducendo i consumi al massimo per vezzo, per moda e per paura di dover lavorare sul serio sono in realtà i nuovi parassiti. I giovin signori dei nostri giorni.
Non producono nulla, si limitano a vivere, come certa nobiltà di campagna che attingeva reddito dal lavoro dei mezzadri.
Tutti questi votano Pisapia, ovviamente. Sono gentili, carini, sempre con una punta di presunzione e paternalismo, che riescono a nascondere a prezzo di un feroce autocontrollo.
Non sono la caricatura della reazione che i nostri zii hanno potuto combattere negli anni '50, quando bene e male, rosso e nero, randello e cazzotto erano riconoscibili (a seconda delle proprie idee certo).
Qui è tutto più sfumato, più elegante. Il nemico ti assomiglia. Ti piace.
Amano Pispia quelli che dovrebbero temerlo e viceversa.
I fratelli musulmani e rom avranno spazi e attenzione nella città. Nelle periferie soprattutto...in cui saranno quei panettieri e quei baristi a sperimentare l'integrazione vera. Quella del pianerottolo, del ballatoio, del bar.
I retti, i giusti di Pisapia, nei loro rarefatti open-space non vedranno nulla di tutto ciò. Se non lo scoppiettare del legno nella stufa di ghisa fatta venire appositamente dall'austria.
Penseranno contenti che finalmente Milano ha un sindaco di sinistra.
Poi Pisapia farà qualcosa che assomiglia anche solo vagamente ad un gesto pragmatico, reale, non utopico e nemmeno poetico. A quel punto si pentiranno ed andranno in cerca di un nuovo eroe.
tutti insieme, nelle loro birkenstock consumate, come ne "il quarto stato" di pelizza da volpedo.
Nonostante tutto. Mi sento affine alle persone sbagliate e lontano dalle pesone giuste.
Amo queste fighette colte, anélo alla loro approvazione, spero nella loro simpatia. Non sono migliore di loro. Solo più cosciente delle mie contraddizioni.
Questa la situazione.
Anno di grazia 2011. Milano.


the searchers

venerdì 6 maggio 2011

a second chance_take three



immaginatevi gli anni ‘70.
Fate l’attore, siete bello, ma anche timido e scontroso, avete quella asciuttezza nello splendore che solo gli anni '70 possedevano. Siete amato da migliaia di ragazze ed ammirato dai ragazzi.
Guadagnate bene, fate una vita meravigliosa, recitare, fare sport, vi godete la giovinezza, ospite di trasmissioni televisive e di servizi speciali sui giornali dell’intera penisola.
Avete la passione per le moto. Ne comprate una di grossa cilindrata.
Una notte vi schiantate sulle strade di Roma e non morite, no.
Rimanete paralizzati.
Questa è una storia vera. Il protagonista si chiama Franco Gasparri. Lo vedete nella foto, era
l’attore di fotoromanzi più famoso di quegli anni. Anni in cui i fotoromanzi vedevano centinaia di migliaia di copie in tutto il mondo.
Ma è da questo punto che comincia la parte più bella di questo racconto.
Mi sono immaginato per anni Franco Gasparri chiuso in casa. triste, disperato, torvo e incattivito a ripensare al suo passato successo.
Niente di tutto questo.
Ho ritrovato le sue interviste ed ho trovato  un uomo sereno, forte, pulito. Che ha usato la disgrazia per ripensare la sua vita, per cogliere la sincerità, l’amore e la forza che gli hanno saputo dare la sua famiglia ed i suoi amici. Righe di una serenità e pace come raramente ne lo lette. 
“Direi che sono cambiato dentro in meglio. Quando un uomo sta male, quando un essere umano vede la sua vita stravolta, nel suo intimo si accende una luce. Io ero bello ricco e famoso (..) ad un tratto tutto questo è finito, ma è stato in quel momento che il mio animo ha cominciato a vedere e a capire cose che prima non apprezzavo”
Nessuna recriminazione contro il destino cinico e baro, nessuna rabbia…
Un uomo che torna a lavorare come redattore per la "Lancio". La casa editrice che gli ha dato il successo e che in quella casa editrice viene accolto con gioia e rispetto.  Li lavora per anni.
Concludo con le parole con cui anche Franco Gasprri chiude la sua intervista ad una delle riviste Lancio, il giorno del suo rientro in redazione.
-Perché hai deciso di ritornare al lavoro attivo, rientrando nella grande famiglia Lancio?-
-“Per il semplice motivo che ritengo di poter essere ancora utile a me stesso ed agli altri.
(…) Ecco perché dico grazie di cuore a chi mi ha dato l’opportunità di ritornare tra voi.
Eccomi dunque. Sono tornato. E faremo ancora molta strada insieme….
Franco è morto nel 1999 per una crisi respiratoria. Aveva 50 anni.
Ho “conosciuto” Franco curiosando tra i fotoromanzi che trovavo in casa di mia nonna…strappavo le pagine per fare i bussolotti da cerbottana, ma intanto leggevo. Ricordo negli anni ‘80 la notizia del suo incidente.  Ecco perché ho sentito la curiosità di andare a scoprire cosa ne era stato di lui. 
Ero pronto alla tristezza, ho trovato leggerezza e serenità.
Che condivido con voi.

the searcher


qui trovate a second chance_take one e take two

mercoledì 4 maggio 2011

non è mai andata così



La dietrologia mi ha sempre insospettito. E ne ho parlato anche in altri post.
Un dato poi mi sembra incontrovertibile.
Il complottismo è solo ed esclusivamente rivolto a qualunque cosa facciano gli Stati Uniti.
Di più. Se un evento non riguarda gli stati uniti (tsunami, tempeste di sabbia, crisi finanziarie)  lo si rimanda a loro, che lo avrebbero provocato per motivi economici/politici/chennesòqualcosacèsotto.
sembra insomma che lo scatenamento delle dietrologie riguardi sempre e solo l’america.
Con un unico formidabile competitor… il Vaticano.
Che poi ci sarebbero tanti misteri nel mondo meritevoli di analisi approfondite. Mao è davvero morto? Oppure da 30 gestisce il paese al riparo di una grotta nel Quandong? E come sono andate le ultime elezioni russe? Putin è un sosia o è davvero lui? Magari Castro è morto da mesi e Raul usa un sosia addestrato a comparire in tuta adidas per gestire la transizione dei poteri…
Se non siamo mai stati sulla luna e le torri gemelle sono un complotto della Cia, beh, anche queste mie ipotesi meritano pari dignità mi sembra.
In realtà il complottismo mi interessa in sè. Sono convinto che sia una turba del comportamento.
Persone che si sentono marginali a tutto, che si percepiscono come numeri di ingranaggi di cui non conoscono inizio e fine. Novelli Charlie Chaplin di “tempi moderni”. Sviluppano un torvo astio nei confronti dell’autorità costituita, verso cui si sentono impotenti. In questo sentimento innestano frustrazioni personali, manie di grandezza, carriere non decollate.
Hanno promosso lui e non me perché è l’amante del capo (meglio se il capo è anche un uomo, così ci mettiamo un po’ di sessismo), la vita va così, è tutto un magna magna.
Il qualunquismo si innesta poi perfettamente nel complottismo, come il lichene sul muro, uno nutre l’altro.
Eppure è semplice. Nelle vicende quotidiane, ci confortiamo con passi falsi, errori che facciamo, ingenuità, superficialità figlie dello stress, della fretta. Tutto si conclude in modo diverso da come lo immaginavamo. Più ingarbugliato, pieno di conseguenze impreviste. Lo consideriamo normale.
Eppure quello che ci sembra plausibilissimo nella vita quotidiana, all’interno di processi a volte anche semplici (una riunione di condominio….), ci sembra impossibile da ipotizzare in vicende complesse. 
Non possono aver sbagliato, c’è qualcosa sotto.
Che le cose a volte vadano semplicemente come sono andate, con il loro carico di contraddizioni, incongruenze, errori,  che a volte le persone raccontino i fatti per quello che sono, tutto questo è vissuto dal complottista come un offesa personale.
E più si cerca di spiegare con chiarezza, più il complottista vede complotti. 
Forse è per questo che cita spesso l’America e non la Cina, che non si perita di spiegare nulla e quindi il mistero resta mistero. 
Poco intrigante per il complottista a cui non interessa in non-conosciuto, ma il non-detto.
Concludo ripetendo come già scrissi, che il mantra “non può essere andata così quella storia”, è un formidabile placebo per dire “non può essere andata così la mia storia”.
Il complottismo insomma, come malattia senile del rammarico.


 nella foto Jasper Jones nella sua casa di New York. Magnum Photos 

giovedì 3 marzo 2011

come diventiamo cinici


Sapete nel mio mestiere, che è quello di fare video, passo moltissimo tempo a cercare di essere gentile con tutti. Con il cliente, con il montatore, con l'elettricista, con la casa di produzione con "il cazzo che ve se frega" (la citazione è QUI). Si passa così tanto tempo a cercare di essere sinceramente propositivi, sinceramente proattivi, sinceramente qualsiasi cosa che a volte si perde il senso di realtà. Ieri ho capito come in una illuminazione che il cinismo è questo. Non quello caricaturale da film, in cui persone con il labbro piegato disprezzano tutto. Ma  quello reale della vita di tutti i giorni,  in cui ci si sforza di apprezzare tutto, ci si sforza così tanto di provare empatia per cose stupide da esserne svuotati. Perché il gioco delle parti impone quello, perchè la struttura (anzi la famosa sovrastruttura marxista!) impone che il mio cliente dica con finto imbarazzo "lo so che mi odierai per tutte queste modifiche" e che tu debba rispondere soave "ma no figurati! E' normale, è lavoro, tu cerchi il miglior prodotto possibile!" e forse il cinismo è sapere che quello che stai rispondendo in parte è vero, che lo credi in astratto ma è estremamente sfibrante dal vero. E questo ti rende pazzo di frustrazione.
Ormai il lavoro terziario moderno non obbliga solo alla "delivery" (la consegna) nei tempi stabiliti.  Obbliga a farlo soddisfacendo ogni cambiamento ed esitazione possibile, imponendoti di mischiare bastone e carota con abilità e mestiere, blandendo e minacciando, in un continuo gioco di forza emotivo che si deve eseguire con impareggiabile abilità,  rimanendo (è dovuto) sempre allegri e motivati. Profondamente partecipi dello sforzo che il cliente fa.
La lotta di classe era bellissima perchè ti permetteva di fare il tuo lavoro e mantenere il cattivo umore. Oggi invece, la grande tragedia della precarietà è che tutti devono anche sembrare contenti: operatori di call center, PR, addetti stampa, esperti di comunicazione. Non stai vendendo un muro di mattoni tirato su a puntino, che puoi concludere anche a grugniti, tanto conta il muro. No, qui il processo con cui costruisci il tuo muro, (ormai trasformato in oggetto immateriale) è parte integrante del prodotto che vendi. Se giri un buon video e sei di cattivo umore, non sei un buon regista. Se l'evento è andato benissimo ma avevi la piva lunga, non sei un buon Pr.
Oggi noi tutti vendiamo finta felicità pronta cassa. E la vendiamo anche sottopagati.
In sostanza oggi non possiamo più soltanto lavorare, dobbiamo lavorare felici di condividere una "mission" un "obbiettivo" del nostro cliente, fargli sentire la nostra profonda empatia per il suo filmatino che va in onda nella settimana della moda.
E non lo dico io.
Lo dice un filosofa italiana che sta a Parigi. Si chiama Michela Marzano, il suo libro "estensione del dominio della manipolazione" parla di questo. Di come insomma dobbiamo fingere che tutto sia importante, mentre sappiamo che solo poche cose lo sono davvero.
E poi fingere per troppo tempo è nocivo. Capire se quella empatia che stai evocando in te stesso (così come un attore dell'actor's studio riesce a provocare in se un "vero" sentimento) è finta oppure reale, porta a confondere i piani in una schizofrenia che è anticamera del disagio.
E siccome provi empatia per chi non devi, non la provi più per chi dovresti.
Eccoti cinico. Usi sentimenti giusti nel modo sbagliato.
Io ci sto attento e piango ancora davanti ai bei film.
Ma non è mica detto che non mi succeda prima o poi.
Nel caso vi avviso.



the searcher


la foto è Magnum e la trovate qui

domenica 27 febbraio 2011

grazie dei fior



Le analisi su Sanremo sono state quest'anno molto politiche o molto ideologiche.
Mi sembra un approccio sbagliato, Sanremo non è un comizio, né (solo) un festival della canzone. Sanremo è soprattutto uno Show televisivo, cardine fondamentale degli ascolti di Rai uno per l'intera stagione ed in questa ottica andrebbe valutato.

Ci provo...

Credo che quest'anno abbia funzionato Morandi perchè ha dato ai musicisti la sensazione di essere compresi, capiti, accompagnati da qualcuno che sa come si sentono. Rassicurati insomma. Questa immedesimazione è piaciuta molto anche agli spettatori. Il pubblico colto e snob ha apprezzato un artista che è rimasto credibile e pultio per molti anni e che ha accettato la sfida nell'arena della retorica, quello più sempice e massificato ha seguito sanremo perchè lo segue sempre. Ecco perchè gli ascolti sono stati buoni. Allo zoccolo duro si è aggiunto un pubblico che si è sentito "sdoganato" dalla presenza di Morandi.
Tecnicamente il festival è stato un disastro....ed un successo...  Morandi e il suo team hanno inanellato vari errori, Sbagliare le entrate, dimenticarsi gli spostamenti, comunicare ansia in ogni istante, andare in bambola, guardare troppo il gobbo elettronico. Ma proprio questa incapacità ce lo ha fatto sentire (Morandi) più vicino e più vero. Molto in sintonia con i "people show" che adesso presidiano la tv. Persone normali che fanno cose anormali. E così abbiamo percepito lui.
Non condivido gli entusiasmi per luca e paolo. Il modulo che hanno inventato  è ormai codificato; loro due e in mezzo una gnocca a cui ne dicono di tutti i colori,  oppure il duetto con luca spalla di paolo che gioca sui qui pro quo. Infatti hanno funzionato bene quando hanno preso di mira le due co-conduttrici, molto meno bene con le songs, davvero deboli.
Le interviste sono state  senza dubbio (con la regia) l'orrendo buco nero del festival. La Bellucci che si presenta come la regina margot andava incalzata per tiare fuori la sua anima popolana ed italiana, Morandi l'ha trattata a metà tra il sogno erotico e la regina margot appunto. E lei è rimasta ingessata come una Principessa che visita la Papuasia per la prima ed ultima volta.
Andy Garcia che strimpella il piano e stona una canzone cubana è l'icona definitiva del nosro tragico ed eterno provincialismo. Di De Niro cito solo un scambio tra morandi e la canalis: Morandi "bellissmi film! Toro scatenato, taxi driver, come si traduce taxi driver?" e la Canalis "taxi driver..." perfetto.
La regia è stata una delle più brutte di sempre, e mi domando chi sia il fior di raccomandato  (perchè questo sarà di certo) a cui l'hanno affidata. La stile registico si esauriva in queste due opzioni: Totale/campo a due/totale/campo a due/totale campo a due. Legnosa, banale, con l'impressione di cameraman lasicati a loro stessi. Apoteosi il numero del tango. Totale troppo largo che non fa capire cosa succede, Dettaglio sui piedi che fa perdere tutta la sensualità del movimento dei corpi.
Complimenti caro il mio raccomandato. Ora scompari.
Ribadisco che Sanremo è televisivo e non musicale. E' con questa ottica che va giudicato il casting artistico che cerca sempre una sintesi perfetta delle diverse anime che siedono davanti al televisore.
Gli anziani (del sud e poco scolarizzati, aggiungo), sono una fetta consistente degli ascolti di raiuno e vengono quindi garantiti da Al bano, Anna Tatangelo e i Modà che in realtà rappresentano il bel canto innocuo che fa il verso a claudio villa e che tanto piace ai nostri nonni (non a caso il cantante ha defintio "maestro" Al bano), prosecuzione ad un altra età degli orrendi show con cantanti bambini che gorgeggiano "granada".
Una spruzzata di alternative con Luca Madonia ed i  La Crus, la musica d'autore stagionata per gli ex '78ini con Vecchioni, che ci offre una canzone orrendamente didascalica e perciò vince facile,  le star dei talent show, vero motore del televoto (amici e x factor)  e perciò emma, giusy ferreri e  Nathalie.
Alcuni cani sciolti che le etichette ostinatamente ripresentano nella speranza che  ritrovino la antica magia e gli antichi incassi, Oxa e Patty Pravo (Se indisposte Va bene la Bertè che vale due) e il "candido" che fa sentire puliti gli spettatori in carriera (Tricarico) così quando acoltelliamo alla schiena un collega sappiamo che nel mondo la purezza esiste ancora grazie a lui. La presenza della lega al governo permette di sdoganare Van de sfroos che a onor del vero si era sdoganato da solo trovando il suo pubblico nel grande nord.
Come vedete ogni categoria è accuratamente coperta. L'ecumenismo di Sanremo è una necessità per gli ascolti e gli introiti della settimana.
 Gli ospiti. Sul tecnicismo per cui gli euro dati a benigni sono in realtà un investimento che fa guadagnare 4 volte vi rimando a questo POST.
IL meccanismo di voto è stato interessante. 2 giorni di giuria demoscopica che hanno massacrato i dinosauri e 2 giorni di televoto che hanno riportato il nazionalpopolare al centro della scena.
Albano e la Tatangelo il primo giorno, Oxa e Patty Pravo il secondo.
Sanremo espelle il vecchio con infinita lentezza. L'anno in cui Carmen Consoli portava a sanremo "confusa e felice" Riccardo Fogli giganteggiava manco fosse Bryan Ferry.  Se volete una finestra spazio temporale sul passato, spesso Sanremo è quella finestra.
Il televoto ha ripescato quindi personaggi che del pubblico massa sono gli idoli. Anna Tatangelo e Al bano e perduto definitivamente La Oxa e Patty Pravo che non potevano essere ritrovate perchè sono in una terra di nessuno.
Concludo con il caso delle due co-conduttrici.
Dico quello che dicono tutti, partiti per consacrare la Canalis fidanzata dello zio d'america, fieri che Clooney avesse scelto una nostra connazionale e pronti a crocifiggere la zoccola argentina con fidanzato impresentabile.
 Ci siamo trovati con un capovolgimento di fronte degno delle commedie anni '60, la simpatica è antipatica e viceversa. Belen che ama la famiglia, che sa ballare e canta niente affatto male, ma sopratutto Belen che riesce in un arte che conquista le masse dei telespettatori implacabilmente, quella di sembrare o essere autentica.
La televisione è una strana cosa. Parte per mentire, lo fa in modo maniacale e strutturato e nonostante ciò qualche scampolo di realtà arriva e scompagina tutti i piani. O forse è una menzogna così ben costruita da arrivare a credere a se stessa e diventare verità come in certi film di Almodovar.




the searcher

mercoledì 16 febbraio 2011

laicità à la carte



è interessante questa battaglia laica di Giuliano ferrara a colpi di mutande.
Ferrara ci parla di comportamenti privati, di abitudini sessuali e morali che non dovrebbero riguardare uno stato, perchè attengono alle scelte personali.
Chiama alla guerra contro il nuovo puritanesimo... con toni da "uomo qualunque", in sostanza, non rompeteci i coglioni...
D'accordo su tutto, per carità. E' incredibile però come  Ferrara si consenta carpiati tripli ideologici (con quella mole poi..) che ad altri invece sono negati.
Parliamo infatti di quello stesso Ferrara che invocava un nuovo puritanesimo (con altro nome) nella sua guerra santa contro l'aborto. 
Ecco li la laicità dello stato lascia il passo e velocemente, a  un giudizio morale, moralissimo. 
Perché per lo Stato laico, la donna deve poter essere libera di scegliere i propri comportamenti, appunto.   Per lo Stato di conseguenza, un feto di poche settimane è una struttura molecolare che non si può ancora chiamare essere umano, questo consente un passaggio faticoso ma essenziale di libertà  ad un cittadino,  la donna, che decide cosa fare. Per i cattolici invece quella possibilità di essere umano (il feto)  è già uomo e la sua salvaguardia va garantita ad ogni costo. Cosa è laico e cosa neo puritano in questi due casi Ferrara?  
Ferrara è  poi lo sponsor intellettuale  e l'ascoltato "consigliere del principe" di un governo che ha affossato le staminali, che non vuole nemmeno sentire parlare di  unioni civili.
Mi domando se queste scelte non siano neopuritanesimo all'ennesima potenza, interventi nelle abitudini sessuali e morali (eccome) delle persone.
Se sto male e non posso sposare un partner del mio stesso sesso, al mio capezzale lui non ha letteralmente diritto di accesso. Intendo dire che in rianimazione, se non siete marito o moglie di qualcuno non vi ci fanno entrare.
Ecco un altra domanda, la sala rianimazione è uno spazio privato se dentro sta tra la vita e la morte la persona che amiamo o no?  
Su queste domande più sostanziali e dolorose certo, delle feste private, mi aspetterei un dibattito alto da Ferrara, che ne ha le armi intellettuali e morali. 
Il suo  laicismo à la carte invece  è comodissimo;
costa molto di più, ma mangi solo quel che vuoi. 


the searcher

lunedì 14 febbraio 2011

lo sceicco bianco



Lo sceicco bianco è un bellissimo film di Federico Fellini.
Siamo nel dopoguerra, una ragazza di provincia, in viaggio di nozze a Roma, fugge dall'albergo per incontrare il divo dei fotoromanzi dei suoi sogni. L'attore, un sordi di cinismo magistrale sta nel personaggio e affascina la sposa ingenua fino all'arrivo della moglie. Lì la maschera cade.  E Sordi mostra la sua meschinità.

Berlusconi di questo periodo mi fa pensare a lui.
Credo infatti che Berlusconi piaccia ormai a due sole categorie di persone:
Quelle molto ciniche e quelle molto candide.
Penso alle opposte reazioni di certe ragazze alle cene di arcore. Quelle che capiscono benissimo perchè sono li e quelle che credevano davvero di essere ad un incontro politico. Le prime si adeguano al volo, per le seconde la delusione, l'incrinatura del mito è profonda e dolorosa.

Se ha una colpa ulteriore (non morale o penale, semmai politica) è proprio quella di avere distrutto una narrazione a cui molti ragazzi hanno creduto. Una narrazione forse superficiale, un pò plasticata, certo anni '80, ma pur sempre un idea di italia e di italiani, che piacesse o no.
Immagino quelle facce da bravi ragazzi che studiano, con il ciuffo ordinato, la cravatta e la camicia azzurra che vediamo in  certi siti del PDL, e che ho visto in alcune manifestazioni.
Ecco aver in qualche modo tradito quella generazione è una colpa su cui dovrebbe interrogarsi.
Costruire un immaginario di giovani puliti, rispettosi dei genitori, bravi a scuola laureati che affrontano il paese e lo cambiano e poi scoparsi quegli stessi giovani non è un bel vedere. E' infatti un silenzio assordante è quello delle giovani leve berlusconiane, che pure nei club ci sono.

Non sono così sicuro che questo paese sia affogato nel cinismo. E non credo che il PDL non abbia avuto le sua strutture ideali. Certi studenti della cattolica o della bocconi milanese, che lo vedevano come l'imprenditore di successo, il padre o lo zio che avrebbero voluto avere.  Penso che per loro, anche se non sono folle oceaniche,  il disagio ci sia.
A quella generazione di sicuro non può più parlare dopo quello che è accaduto e l'interruzione di dialogo con i "giovani per bene"alla fine è un errore politico non da poco.
Chissà se questo "danno collaterale" lo sta valutando, Berlusconi.

martedì 11 gennaio 2011

La classe operaia va in paradiso?




Mirafiori non è solo una fabbrica.
Lo sappiamo tutti.
Mirafiori è come la casa natale di manzoni, è  la racalmuto di sciascia, la bussola di viareggio,  custoza o le colline del chianti.
Mirafiori è un luogo della storia d'Italia, né più né meno.
E quando si entra a Mirafiori (io l'ho fatto, per un lavoro) è come entrare al colosseo o nel duomo di milano. Si entra in un luogo le cui suggestioni ti si attaccano addosso ancora oggi con una potenza infinita.
Ecco perchè quello che sta succedendo a Mirafiori è un momento non della nostra storia sociale.
Ma della nostra Storia punto e basta.
L'idea che più nessun Operaio varchi quei cancelli, che nei lunghissimi viali interni rotolino cartacce mosse dal vento. Che non si senta più il vociare delle persone e il clangore delle macchine credo sia semplicemente insopportabile.  Perchè li c'è un pezzo di identità di questo paese.
Capisco che questo incipit possa sembrare un ode romantica all'operaismo perduto (perduto? ....)
Ma io credo che il problema sia nella netta e diversa percezione che marchionne ha di Mirafiori rispetto all'italia e credo agli stessi agnelli.
Per l'AD fiat Mirafiori è appunto solo una fabbrica. Se non produce a costi sostenibili la si chiude e si va a produrre altrove.
Per molti italiani invece Mirafiori è il luogo che ho appena descritto.
E molti vorrebbero che questo luogo continuasse a vivere. E non come museo, o riconvertito oscenamente come succede alla falk di sesto san giovanni, ma come luogo di lavoro vero, perchè rappresenta una parte dell'identità italiana e perciò vivo e reale lo vogliamo.
Quindi lo scontro non è solo sui diritti  o sui costi, bensì fondato anche su ragioni sociali, storiche e, oserei dire, romantiche.
Non è un caso infatti che un manager più svizzero che italiano, di formazione fondamentalmente statunitense sia arrivato a tendere in modo così estremo i rapporti tra fiat e Italia.
Nesusn manager italiano saprebbe essere così crudo nel trattare il problema. A nessun manager italiano, sfuggirebbe la dimensione simbolica del problema.
Mirafiori sono si gli Operai che incrociano le braccia in faccia al fascismo, sono i volantini all'alba degli anni 70, ma sono anche la marcia dei 40.000, atto ri-fondativo della dignità dirigenziale italiana.
E infatti luca cordero di montezemolo, che questo tema profondissimo lo coglie, brilla per il suo lucido silenzio....
E aggiungo il sindacato. Che in quella città ha costruito molto della sua identità e storia.
Nella rabbia della camusso c'è anche l'indignazione di un sindaclaista che sente oltraggiata la centralità assoluta di Mirafiori. Nelle sue parole vedo la frustrazione del dover spiegare  ad un "padrone" l'indicibile; Mirafiori non è uno dei tanti campi su cui si combatte la battaglia delle relazioni industriali.
Mirafiori E' il campo da gioco. Il luogo immaginario e reale in cui i  rapporti tra sindacato, industria, lavoro, società  sono nati in questo paese. E sarebbe come chiudere Sansiro pretendendo di voler continuare a giocare al calcio.
Due mondi sideralmente lontani, che non si capiscono. marchionne con il suo pragmatismo è per la camusso un blasfemo e la camusso sembra a marchionne il cascame di un libro di storia ottocentesco.

Quale voce manca a questo dibattito?
Il  vertice di questo triangolo: la proprietà. La famiglia agnelli.
Che dovrebbe dire a chiare lettere ( e qualche timido accenno di orgoglio cittadino john elkan lo esprime..) che Mirafiori non è solo un luogo di produzione, ma anche un luogo di identità.  Che come tale mai e poi mai verrà chiuso. Che gli Operai che entrano nelle mattine di nebbia da quei cancelli sono un paesaggio definitivo di quella città e di questo paese tanto quanto il tramonto a posillipo.
Un paesaggio che  semplicemente non può essere cancellato e che,  sopratutto, sfugge a qualsiasi logica di ottimizzazione produttiva.
Oppure.
Dichiarare che anche per loro ( senza nascondersi dietro ad un manager "ateo") ormai Mirafiori è solo una pedina come un altra. Che il sistema copernicano della fiat, che dura da cento anni, è diventato ora tolemaico.

E alla fine, tutta questa bella analisi scompare sintetizzata nel gesto semplice e struggente che oggi abbiamo visto ai cancelli di Mirafiori.
Un Operaio che piange.




the searcher


ps
nessuna maiuscola o minuscola di questo post
è un errore di ortografia.

mercoledì 5 gennaio 2011

la scomparsa dei (mis)fatti




Sapete è curioso.
Avevo deciso di scrivere un scomodo post sulla vicenda Battisti.
Prima di farlo ho provato a cercare in rete del materiale per documentarmi, vista la confusione che regna in materia.
Cosa meglio degli atti del processo per esempio?
Da li si va alla radice della vicenda pensavo e posso sorpassare di slancio le prese di posizione che si definiscono "ideologiche".
Beh è interessante, perchè non li ho trovati.
Ho trovato addirittura una pagina sul processo al Cesare Battisti vero, il patriota, nel 1916 con tanto di condanna a morte, che trovate qui, per curiosità, ma atti del processo al Battisti contemporaneo nemmeno l'ombra.
Ci sono invece molti commenti e glosse agli atti medesimi.
Chi ha seguito con più precisione la vicenda è senza dubbio il sito carmilla.
qui trovate la pagina più approfondita che ho potuto leggere sul processo.
Carmilla però è un sito con una connotazione politco/ideologica molto precisa, lascia quindi il dubbio di aver selezionato le contraddizioni della sentenza ad uso proprio.
Spataro invece (credo il PM del processo a Battisti) pecca di eccessi opposti. Fa un ritratto così duro dell’imputato che mi fa venire qualche dubbio di una sua prevenzione altrettanto forte. Fu un prima linea nella lotta all'eversione armata anni 70. Anche il suo potrebbe essere quindi un giudizio viziato da una visione personale.
Poi vedo in televisione un intervista al figlio del macellaio ucciso (uno dei 4 omicidi di cui Battisti è accusato) e gli sento dire che riconobbe Battisti tra gli uccisori di suo padre. Caspita,  penso. Fu quindi un testimone oculare? Non lo so, perchè non trovo gli atti del processo.
Torregiani figlio invece (Torregiani era il gioielliere di milano, ucciso in una delle rapine  trattate nel processo)  fu colpito durante il fatto da un proiettile vagante sparato dal padre,  lo sapevate?
Stando a Carmilla poi, Battisti è indicato come sparatore da due pentiti.
 Ecco in quel periodo il pentitismo assicurava sconti di pena.  Carmilla insinua ovviamente che per questo motivo i due, già catturati scaricheranno la colpa sull’unico latitante. Questo rende le testimonianze meno attendibili o no? Sono state smontate durante il processo o hanno retto?
Non lo so di nuovo, perchè non trovo gli atti del processo e non riesco a farmi un idea mia...
A complicare la questione poi  ci sono altri elementi tangenziali;
Battisti venne processato nel quadro delle suddette leggi speciali per combattere il terrorismo, leggi che inasprivano di molto le pene se i reati erano appunto riconducibili all'eversione. Molti sostengono quindi che le pene a Battisti siano state eccessive appunto perchè nate in quel contesto.  Ma sembrano eccessive adesso.  Bisogna capire se lo sembravano quando Aldo Moro era prigioniero nel covo delle BR e c’era chi invocava la reintroduzione della pena di morte (I repubblicani, non solo i Missini.).
Il contesto insomma conta.
E poi di nuovo Spataro sostiene che Battisti venne condannato perchè pluriomicida punto e basta.
A generare ulteriore confusione pesa poi la politicizzazione di Battisti avvenuta in carcere, che fa di lui un criminale comune che si trasforma "eversore politico", in un clima in cui "l'esproprio proletario" era un atto squisitamente politico e i confini tra atto delinquenziale e gesto eversivo si facevano sottili.
Una figura allora ideologicamente ambigua quella di Battisti, diversa da detenuti come Curcio o Segio, che comunque un conflittuale colloquio con le istituzioni in qualche modo lo ingaggiarono.
Battisti, no, lui scappa e basta. Nel suo “La peggio gioventù” poi,  Mughini lo liquida come “povero cazzone lui e poveri cazzoni i suoi compagni di avventura”! Un personaggio così, va da se,  è eletto a  peggior simbolo di quegli anni da molta intellighenzia moderata.
Per concludere cito la boria degli intellettuali francesi che lo trattano come un "rivoluzionario" (parole loro) perseguitato dal governo italiano. Aggiungendo confusione a confusione.

Dove volevo arrivare? Volevo arrivare al fatto che la vicenda Battisti è molto complicata, molto opaca, con molto materiale su cui riflettere.
Ma il dibattito attuale non è sui fatti e misfatti.
Bensì sulle opinioni che ogni parte politica e culturale ha di tali fatti e misfatti.
E se qualcuno cerca faticosamente di farsi una propria idea, provando ad accedere alle fonti, che altro non possono essere se non gli atti processuali, (certo immersi nel contesto storico)  ecco che queste fonti sono introvabili.
Con buona pace della democrazia della rete, che permette di leggere i cablogrammi di un ambasciatore americano in Costarica ma non mi dà la sentenza del processo Battisti.
E’ che non la dà nessuno…. Né i difensori né i detrattori, impegnati come sono ad usare a proprio vantaggio, come degli stronzissimi scriba moderni,  questi preziosi dati. 
Perciò io non riesco a scrivere un post sulla vicenda Battisti.
Mi tocca scrivere un post su come chi ha in mano informazioni (l’oro nero della rete) tratta la vicenda Battisti.
Mi tocca surfare tra innocentisti e colpevolisti, tra soloni della storia anni 70, in cui tutto era magma primordiale, caos, rivoluzione imminente e i processi “farse borghesi” e giustizialisti duri per cui una sentenza è come una diamante, trasparente e inscalfibile che va presa così com’è. Manco fosse una lettura della sibilla cumana.

Ho capito insomma che ci sono quattro (ben 4) omicidi, su cui si è giudicato alcuni imputati tra cui Battisti.
Ecco, i due schieramenti che si sono formati intorno alla vicenda, non sono d’accordo su nulla e dico nulla riguardo al ruolo che Battisti ebbe in questi 4 omicidi.
Questo è stante le mie ricerche, lo stato dei fatti.
Anzi delle opinioni.


the searcher