giovedì 5 gennaio 2012

sulla via di damasco




C'è un momento imprecisato in cui le star, di qualsivoglia categoria, abituate a non essere mai contraddette, iniziano a svalvolare e credere di essere dei guru. Ulteriore degenerazione, scoprono la "normalità" come valore  e dopo aver strangolato e ucciso (metaforicamente si intende) per la carriera, dopo essere diventati vergognosamente ricchi con il loro mestiere si accorgono in un satori di serie B dell'esistenza della "vita vera".  Rallentare, vivere con i figli e  "sono altre le cose che contano".
Unito a questo atteggiamento sviluppano una sicumera quieta, fanno cascare dall'alro i pareri (che credono sempre originalissimi), ostentano un aria di fastidio per il circo che li circonda ( a cui beninteso partecipano pagatissimi). La variante è la scoperta del misticismo e della religione (Battiato, Renato Zero) ritirarsi a vita privata con un grande amore e poi tornare in tv finiti i soldi e gli amori (Paola Barale&Ratz Degan, ma anche Eleonora Giorgi&Massimo Ciavarro) Oppure trasformare la trasmigrazione ad un altra rete come una specie di cammino di illuminazione.
Che è quello che sta succedendo a Simona Ventura.
Ora io non nego che la Ventura sia cambiata.
Era spinta su Rai 2 a ritmi di lavoro devastanti per tenere alti gli ascolti di rete. In un periodo fece contemporaneamente X factor, L'isola e quelli che il calcio.
Poi con la meschinità tipica dei piccoli viscidi funzionari rai, venne messa alla porta quando gli ascolti iniziarono a traballare (l'isola)  e non per colpa sua, ma piuttosto perchè il genere sta fisiologicamente tramontando, infatti anche il grande fratello pencola pericolosamente.
Simona quindi sbarca a Sky, si toglie qualche sassolino e con piene ragioni e scopre che lavorare di meno rende più sereni, fin qui tutto bene.
Ad Xfactor versione Sky comincia la metamorfosi.
Inizia ad atteggiarsi... si atteggia parecchio, sempre più... gioca alla Signora Nobile della tv italiana, accoglie con fastidio da Regina Madre qualunque critica al sua lavoro di conduttrice, si muove come una padrona di casa che permette ai ragazzi di toccare l'argenteria, come se la rete fosse già cosa sua.
Pretende poi una credibilità nella gestione musicale dei suoi artisti che è fin commovente.
Il problema è che questa presunta autorevolezza da Napolitano della parabola nessuno gliela vuole riconoscere, non le sue giovani artiste che la contestano spesso e volentieri, men che meno Arisa o Morgan, per cui lei rimane la simpatica tamarra che ascolta radio deejay.
E Simona si incazza, abbozza a fatica, frustrata tra il bisogno di apparire superiore e il desiderio vero di far partire colpi di maglio televisivi a destra e a manca.
Perché sotto il guanto di velluto della nuova Ventura,  cova l'artiglio della vecchia filibistiera televisiva.
Lo sa bene Elio che durante X factor si guarda bene dall'attacco fontale, preferendo lasciare qua e la messaggi sibillini, che Simona forse nemmeno coglie...
Devo dire che il nuovo personaggio, un pò mamma, un pò professoressa di matamatica, un pò "lei non sa chi sono io, ma nun je 'o dico che ssso trropppo modesta" convince poco umanamente e anche televisivamente.
Mentre scrivo, siamo a poche ore dalla finale di X factor.
Dovrebbe Vincere Antonella, artista di Arisa, che ha tutto ma proprio tutto per diventare una star.
Se così fosse siamo sicuri che Simona non si arrabbierà...
dopotutto, la vita è altrove.



the searcher


mercoledì 4 gennaio 2012

anche i (finti) ricchi piangono






La crisi, la manovra Monti, i sacrifici stanno svelando il peggio che è in noi, noi italiani.
Ascolto persone che ho intorno, ed i più incarogniti, quelli con la bava alla bocca dalla rabbia sono i benestanti, i piccolo borghesi che hanno vissuto per anni al di sopra delle loro possibilità.
In questi si verifica un fenomeno interessante; il processo di auto-assoluzione dei propri eccessi e vizi, che scatta rapido e indolore, per passare poi in serenità a trinciar giudizi sulle malefatte altrui.
Nessuna presa di coscienza, nessuna autocritica, nessuna riflessione sui famosi “eccessi del consumismo” (che infatti ormai citiamo tra virgolette come un arcaismo lessicale).
Perché sono ovviamente sempre gli “altri” i colpevoli. Gli “altri”, gli stronzi  che spendono troppo, guadagnano troppo, che hanno troppo.  Poi, proseguono saccenti chiarendo quale dovrebbe essere l’esatto nirvana dell’equilibrio tra consumo guadagno, che è sempre e invariabilmente il loro.
Ho visto signore con mariti ex dirigenti statali, che percepiscono laute e generose pensioni del sistema retributivo, con figli impegnati a diventare registi di grido a colpi di co.co.co. (mai uno che diventi banconiere dell’esselunga, per carità) che inveleniscono, spiano la vicina e le augurano ogni male perchè ha comprato una macchina nuova, lamentandosi dei “propri” sacrifici…
Ho visto ricchi di quattro generazioni milanesi, con case infarcite di opere d’arte meravigliose, girare con le coccarde arancione, novelli Robespierre de ‘noantri, per cacciare Letizia XVIma e incoronare Pisapia, scandalizzarsi poi quando il nuovo sindaco ha introdotto la zona C a Milano con pagamento dell’ingresso. Scandalizzati, di dover pagare 5€ (cinque euro...) per andare in centro a fare shopping.
Immancabile la battuta di chi la sa lunga, sugli aerei pieni, i ristoranti che non si riescono a prenotare e mai a pensare che tu che parli, proprio tu, sei la prenotazione e il ristorante pieno di qualcun’altro.
E tutti masticano amaro, rosicano meschini, fanno raffronti, vedono ingiustizie sociali ovunque tranne che nel loro tinello.
Un pastone indigeribile di invidia, saccenza e autocommiserazione.
Non mi stupisce che in questo paese durante il fascismo la delazione abbia prosperato.
Non solo per noi l’erba del vicino è sempre più verde, ci auguriamo anche che passi qualcuno a devastarla....
La  crisi poi, non ha solo confermato un tratto nazionale conosciuto e resistente ad ogni antibiotico di civiltà e cioè l’inveterata abitudine degli italiani a vivere al di sopra delle proprie possibilità e rendite, ne ha sclerotizzato un altro aspetto... la protervia nel pensare di “meritarselo”.
Si perché l’orrenda e sterminata piccola borghesia ignorante e cafonal nostrana, da sempre vive spendendo più di quello che dovrebbe, ma lo fa perchè crede in un complotto cosmico che impedisce a lei, proprio a lei di diventare improvvisamente (e va da sé,  senza fatica) ricchissima. Quindi spende, certo, ma lo fa come in una specie di sospensione temporale, in attesa della (dovuta!) botta di culo miliardaria che li renderà ricchi sfondati come merita. Come merita!


Credete che lo dica io?

Forse lo dice l’unico indice che in questo momento in Italia cresce a due cifre; quello delle scommesse e del gratta e vinci. Questo boom non è la caccia al colpo di fortuna... sono milioni di italiani cha alla fortuna chiedono un risarcimento!
Ecco, la crisi sta facendo intuire a questa moltitudine che da sempre “chiagne e fotte” che forse questo colpo di fortuna non arriverà mai.
E niente fa incazzare di più il finto arricchito come il rendersi conto che presto nemmeno i soldi per fingere ci saranno più.
Assistiamo quindi ad un colossale tsunami di rimozione delle proprie colpe, cui segue la caccia all’untore perfetto da mettere al rogo. E l’untore perfetto è stato immediatamente trovato.
E’ il parlamentare.
Ecco quindi quegli stessi parassiti, evasori, eterni adolescenti viziati, immersi in un orgia di acquisti e lifestyle inutili, trasformarsi nei giacobini della petizione anti-vitalizio, negli inventori di pagine facebook contro i privilegi dell’odiosa cricca romana, eccoli pagare finalmente i 5€ per entrare nel centro di milano si, per andare a firmare la sacrosanta petizione anti-casta.
Non mi dilungo oltre, avete capito bene.
Un grandioso processo di auto-assoluzione collettiva è in corso e gli obbiettivi sono chiari: sentirsi vergini, innocenti e perseguitati, tenersi quanti più privilegi possibile e se consentito lamentarsi, fare le vittime e fottere il vicino di troppo successo.
Pasolini diceva che lui preferiva parlare con chi aveva la quarta elementare o con le persone straordinariamente colte, ignorando tutto quello che stava nel mezzo.
Il problema è che nel mezzo c’è l’italia.


the searcher


la foto del post è QUI



lunedì 14 novembre 2011

portarsi via il pallone




e così berlusconi cade.
Ho molto parlato di lui in questi due anni, anche se non da un punto di vista politico ma piuttosto sociologico e di costume.
Proviamo quindi ad affrontare la sua caduta con lo stesso spirito.
Intanto credo che il vero berlusconi sia sempre nella bipolarità dei suoi comportamenti.
Da  vecchio imprenditore berlusconi sa che i mercati sono spietati.
Il 12% in meno nella azioni delle sue aziende in una sola seduta gli hanno fatto capire che con la sua ostinazione stava mettendo in serio pericolo la "roba". Capisce quindi di doversi dimettere.  Ha la lucidità e il coraggio di farlo.
Il vero berlusconi però si completa con il messaggio rilasciato 24 ore dopo.
Eccolo  finalmente nella sua interezza, quell'impasto inseparabile di megalomania e fragilità, immaturità adolescenziale e vanità incomprimibili ... eterno bambino primo della classe e  "rappresentante di provincia" come ebbe ad apostrofarlo un famosissimo analista, mai veramente a suo agio con il pensiero "alto".
Un bambino capriccioso, un adolescente stizzito ed egoriferito, che compie quello che ritiene un sacrificio enorme e si stupisce di trovare dileggio e giubilo la dove pensava di trovare deferenza e ammirazione.
Quanto berlusconismo c'è nel messaggio finale.
Commozione per il proprio vissuto, (la forma estrema di egocentrismo),  rivendicazione acritica dell'unicità della propria esperienza, nemmeno politica ma personale assunta a paradigma. La stizza stupita del bambino che rinuncia alla pasta alla crema per darla ad un altro e si stupisce, perchè la mamma invece di lodarlo gli risponde "hai solo fatto il tuo dovere".
La ricerca del colpevole fuori si se, (è stato gigi a bucare il pallone...) decidendo che il vulnus finiano è la causa unica del fallimento di legislatura.
Ho spesso paragonato berlusconi ad un "cumenda" anni '50, ora emergono in lui i tratti del "bravo bambino" viziatello che è stato. E come tutti i bravi bambini nel messaggio di ieri mischiato alla tenerezza per se stesso ed all'incredulità per le critiche emerge anche qualche velata minaccia.
Come tutti i secchioni, ha quel retrogusto vendicativo, quel "ve ne accorgerete....".
Berlusconi è così, non riesce mai a completare il gesto lasciandolo pulito nella sua plasticità (le dimissioni da statista") deve sempre sporcarlo con una coda, con un "ripensamento", spiegando che lui sotto sotto non lo avrebbe fatto se non fosse stato per colpa degli "altri".
Un ennesimo "gnè gnè" infantile, con una spiegazione semplice e semplicistica e soprattutto sempre "altra" da lui ; la sinistra che ha fatto naufragare la prima legislatura, le torri la seconda, i cattivi consiglieri di veronica il suo matrimonio, fini l'ultima avventura politica.. e allora me ne vado, vedrete se si sta meglio...
Ecco allora l'immagine invincibile che mi rimane di lui;
un berlusconi bambino, sinceramente amareggiato che lascia nella buca della sabbia il suo giocattolo preferito e se ne va dai giardinetti platealmente, convinto di aver compiuto chissà quale sacrificio.  Poi non resiste, si ferma, si volta a sbirciare. E cosa vede con stupore immacolato? Che semplicemente gli altri bambini (noi, l'italia) hanno ripreso a giocare. Che tutto scorre anche senza di lui.
E allora Berlusconi non si immalinconisce, non è nelle sue corde,  si arrabbia invece!  E ci fa una promessa/minaccia "tornerò!! Io  tornerò!"
Nel silenzio dei giardinetti che, semplicemente, non lo ascoltano più.



the searcher



la foto è di chi pensate ed è QUI




martedì 4 ottobre 2011

a second chance_take four



questo distinto signore è di origini francesi.
Ama l'Italia è vive ormai da molti anni sulle sponde del lago di Como, dove lavora com agente immobiliare.
Deve essere difficile immaginarselo completamente coperto di cerone argento e con indosso abiti da film di fantascienza di serie B.
Eppure è agghindato a quel modo che il Signor Quagliotti ha lasciato un segno nella piccola storia musicale francese ed italiana.
Era infatti il tastierista dei rockets, un gruppo che dalla fine dei '70 a metà anni '80 circa, ha conosciuto un successo strepitoso nel nostro paese.
Anticipatori della scena elettronica, hanno suonato travestiti da alieni e sdoganato un genere, quello dello "space rock" che all'epoca li resi famosissimi.
Concerti come show di las vegas, movenze da robot, raggi laser, suoni futuristici, voci distorte, grande teatralità trash. Questi gli ingredienti dei Rockets, che in Italia arrivarono  a fare interi tour addirittura negli stadi.
Monsieur Quagliotti non ha dimenticato quel periodo ed ogni tanto, tra una intermediazione e l'altra,  si esibisce in concerti revival (non so se ancora coperto di cerone argenteo).
Ed eccovi finalmente Fabrice all'epoca della sua personale "ziggy stardust". Lo trovate QUI.
Casomai vi chiedeste che fine abbia fatto il cantante e frontman della band, beh lui sta in Normandia e ... alleva cani.



the searchers


ecco dove trovare a second chance take one two e trhee

giovedì 29 settembre 2011

il lavoro che rendeva liberi




che cosa non mi piace nei ragionamenti sull'innalzamento dell'età pensionabile?
Un sordo fastidio mi attanaglia ogni volta che ne sento parlare, poi ho avuto l'illuminazione.
L'innalzamento della pensione "perchè tanto ormai si vive più a lungo" è il grimaldello per modificae una cnocezione della vita. Proprio così. Più precisamente il rapporto tra esistenza e lavoro.
Quando le aspettative di vita erano intorno agli 80 anni circa,  parlo quindi degli anni 60/70,  si considerava accettabile crescere, studiare e preparasi all'età adulta per circa 20 anni, poi la comunità chiedeva 30/35  anni di lavoro, trascorsi i quali ti potevi riposare, perchè in un certo senso il tuo "debito" alla costruzione della società era pagato. Avevi quindi altri 15, 20 anni in cui osservare il mondo che cambiava, fare cose sempre desiderate (un viaggio, imparare a suonare il sax, dare le briciole ai piccioni) senza obblighi, con una certa leggerezza.
Una fase che poteva essere anche piacevole, se vogliamo.
La "teologia" che sottendeva a questo ordinamento sociale e pensionistico era precisa; l'uomo "deve" lavorare, ma non è nato necessariamente per fare "solo" quello fino ad esalare l'ultimo respiro.
Arrivato ad una età in cui energie mentali e fisiche vengono meno, l'uomo può riposarsi e godersi un serena vecchiaia, Una nuova fase dell'esistenza. Anche grazie al contributo dei più giovani, che a loro volta da vecchi,,,, ecc ecc. Si chiamava "patto sociale". Era figlio di una concezione della vita utopica e libertaria, ma anche ordinata e strutturata di quegli anni.  Anni in cui il lavoro era visto come un parentesi, seppur lunga e soddisfacenti della propria vita. Ma una parentesi appunto.  Una fase, che poteva concludersi. Anni in cui "smettere di lavorare"  non rappresentava un abominio ma un "diritto" addirittura.
Oggi (e senza nessuna discussone di rilevante spessore culturale o men che mai politico) si sta facendo passare il principio che si deve lavorare di più, perché semplicemente si "vive" di più.
Orrendo assioma vero? Il tempo del riposo nelle vecchiaia semplicemente non può dilatarsi. Se succede è un errore.  Rudemente; se muori più tardi, i tuoi 20 anni circa di riposo possono diventare anche 30 e questo la società moderna non se lo può permettere.
Perchè domando io?
Non certo per motivi economici.
Passati al sistema contributivo da quello retributivo saranno cazzi di chuinque decida, quanto e come continuare a lavorare. Quindi postulare che si debba arrivare a 40 anni (40 anni di fabbrica! 40 anni da muratore!) prima di potersi riposare, per non correre il rischio di vivere troppo senza fare nulla è lo sdoganmento di un'ideologia aberrante. Quella dell'azione continua fascista per intenderci,  della stasi, l'ozio che non possono venire tollerati, quasi fossero una colpa e non un legittimo traguardo.
E' la metamorfosi insomma della società avanzata che diventa, come nei peggiori incubi marxisti,  puro "luogo di produzione".
Uomini e donne poi! Tutti in pensione alla stessa età!  Seppellendo l'unico guizzo di galanteria sociale di questo cinquantennio storico e regalando alle donne l'unica parità che forse, si sarebbero volentieri risparmiate.
La vita quindi non più come percorso  deidcato al trittico; crescita/lavoro/riposo.
Bensì; crescita/lavoro/ancora lavorofinoadarrivareviciniallamorte.... e solo allora riposo.
Nel silenzio generale insomma,  una classe politica ha deciso che la soluzione per affrontare un ciclo di ristrutturazioni economiche necessarie al paese, va trovata solo nell'eterogenesi dei fini.
E il bello è che nessun dibattito almeno alto, almeno approfondito sul senso della vita e del lavoro ci ha portato a questo sottinteso ideologico.  Solo l'ansia di far quadrare i conti dello stato, solo la fretta, superficilaità e impreparazione culturale di una intera classe politica e di un intera società, che accettano questo assioma vita=lavoro come dato di fatto.
Almeno nei '70 queste battaglie erano politiche nel senso più alto del termine.
Ora sono mimetizzate e minimizzate nella sciatteria del dibattito contemporaneo. Manca insomma persino il coraggio intellettuale di chiamare tutto questo  dottrina.  Si preferisce, nella alltuale debolezza culturale, liquidarla come emergenza.


the searcher




questa bellissima foto la trovate QUI



venerdì 16 settembre 2011

il deserto RAI





prosegue l'esodo dalla Rai a tappe forzate per arrivare normalizzati, normalizzatissimi all'appuntamento del 2013.
Santoro, FazioSaviano e ora la Dandini. Per tacere della lontananza incomprensibile di Fiorello dalla rai. suo campo naturale di azione.
Pensate, la casa di produzione di “parla con me”  accetta, con questi chiari di luna di tagliare il budget del 5% pur di permettere alla Dandini di restare in Rai. Il Consiglio boccia l'accordo, spalancando di fatto le porte di viale mazzini perchè Serena si accomodi altrove.
Non credo che questa emoraggia di conduttori sia una volontà precisa di Berlusconi. Ormai i consiglieri del re sono così bravi a carpirne gli umori da anticiparne i desideri anche inconsci. C'è un altra componente però a mia avviso da non trascurare.
Quella dell'invida.
Storicamente la destra non ha mai saputo costruire programmi televisivi che coniugassero credibilmente informazione, intrattenimento, satira e un pizzico di spettacolo ("parla con" me appunto). Non è un caso se il Bagaglino viene citato costantemente come unico programma di successo che ha una connotazione tale ( e non c’è da vantarsene..)
La destra italiana alla cultura (anche quella televisiva) è sempre stata asincrona. La ritiene inutile, fighetta, parafrocia,  il vero uomo agisce e non studia. 
Nota bene, non parlo del centro democristiano, ché "La notte della repubblica" di Zavoli fu quanto di più moderato si potesse pensare: con il giornalista padre che interroga e i brigatisti figli prodighi che piangono davanti a lui. Quella era eccellente televisione DC. Paternalista, censoria, moralista, ma fatta decisamente bene.
Parlo della nuova  sgangherata destra che nasce nel 94 (impiantata però nel craxismo, che infati era ignorante e modernista) Che avendo fondato la propria idea di tv,  di comunicazione e di cultura popolare sulle donnine del tabarin anni 50, trova assolutamente incomprensibile il tentativo di fondere approfondimento e intrattenimento.
Di conseguenza i tentativi di portare in tv dei format simili si sono rivelati dei flop epocali (ancora ci ricordiamo excalibur con antonio socci...).
Da provinciale quale è  però la destra italiana disprezza, ma segretamente invidia e “aspira ad essere”.
 Eliminare dalla tv italiana certe voci permette di togliersi molte soddisfazioni; dimostrarsi problem solving con il Capo, vedere le odiose fighette intellettuali strisciare per avere una conferma e cacciarle comunque, ribadire con aria contrita che il problema non è affatto politico ma economico, facendole passare per radical chic che in realtà badano al soldo.
Insomma un sabba di soddisfazioni personali e che ha come risultato finale lo svuotamento della rai di risorse editoriali, ascolti ed entrate pubblicitarie.
Potrei fermarmi qui, ma c'è un rovescio della medaglia. 
I conduttori "di sinistra" non sono innocenti come putti. Spesso usano la situazione per far del vittimismo, per atteggiarsi a perseguitati, ciurlano nel manico per ottenere ottime condizioni economiche e di messa in onda urlando alla discriminazione appena si obietta qualcosa. Insomma non sono esenti da colpa, in cambio però offrono un prodotto di successo, che non è poco. 
Questa dialettica in realtà è fisiologicamente corretta.
Una squadra che funziona prova ad ottenere condizioni migliori economiche e di palinsesto, infatti quando provarono a diminuire la presenza di Vespa su Raiuno il conduttore giustamente si inalberò citando le uniche cose che si possono citare a propria difesa. Gli ascolti. La polemica si sgonfiò in un baleno. La vicinanza del Giornalista al governo (Vespa antiberlusconiano?!) tenne lo scontro nei canoni naturali e si chiuse con mediazioni e soluzioni.
Il punto infatti è questo. Mascherare da contesa editoriale/economica un problema che è politico.  
Questo inquina la dialettica editore/creatore, facendo apparire come incomprensibili le piazzate RAI e  permettendo poi a qualche star televisiva di sinistra di gridare all censura e mettere la sordina a pecche degli show che a volte esistono eccome (vero Sabina Guzzanti?)
Confondendo in questo modo le acque, la rai riesce in un invidiabile primato, sembrare sparagnina e dissipatrice, Censoria e superficiale, politica e qualunquista allo stesso tempo. Una bella impresa. non c’è che dire.

venerdì 8 luglio 2011

berlusconi innovatore?




Mi ha sempre stupito che nessuno abbia provato ad analizzare il quasi ventennio berlusconiano  dal punto di vista del futuro lascito politico, sociale e culturale. Infilandosi invece nel collo di bottiglia della riflessione "morale" diciamo così.
Berlusconi è stato un innovatore?
Io credo di si, ma in un modo che diverso da quello percepito. 
Come ho spesso scritto e penso, berlusconi non ha guidato una transizione culturale, piuttosto ha saputo coglierne i sintomi e diventarne l'interprete.
"Sviluppo senza progresso" diceva Pasolini che tutti citano e spesso a spoposito. Una cosa però aveva colto con chiarezza. Il passaggio dalla civiltà rurale a quella del consumo.
Nella civiltà del consumo lo spettro di cose che possediamo è la nostra personalità.
Questo determina una nuova generazione di esseri umani che si identificano con quello che "possono permettersi". Il passaggio maestro verso questo nuovo modo di intendere il sé  è stata la tv commerciale.
Berlusconi ha aperto una piccola tv per intrattenere gli abitanti della sua città satellite. Ha incontrato un pubblico pronto a farsi travolgere dalla sua intuizione perchè preparato sapientemente da 30 anni di "rischiatutto" di "domeniche in", di "corride" e "Studio uno". La nuova generazione di consumatori era pronta a vivere laicamente e senza sensi di colpa democristiani appunto il consumo.
Dopo le prove generali degli anni '60, berlusconi ha offerto una chiave ancora più profonda e affascinante.
"Tu sei consumo. E devi esserne fiero. Tu sei i tuoi desideri. Non devi vergognartene."
sembra una canzone di vasco rossi....
Questo assunto culturale e sociale ha trionfato per circa 20 anni. Ha cambiato gli italiani offrendo loro un modello di fruizione televisiva e di intrattenimento americano. In cui show e prodotto si parlano, si ammiccano, si fondono.
Berlusconi ha capito che separare consumo da senso di colpa lo avrebbe fatto ricco. Così è stato.
Cosa per altro a cui gli italiani erano largamente pronti e desiderosi dopo i cupi anni '70.
Le sue tv non hanno fatto altro che offrire a questo desiderio un luogo virtuale (le reti mediaset),  beni reali (l'epopea del "prosciutto Rovagnati" di Mike Buongiorno) e  una "narrazione"... per usare una parola di moda.
Berlusconi quindi come modernizzatore di processi e non di contenuti.
Questo è la sua genialità ed il suo limite.
Ha evoluto e cambiato per sempre la comunicazione della tv commerciale, dello sport, della politica.
La tv commerciale sarebbe arrviata comunque sull'omda del passaggio  da "idee" a "consumo" che era pronto per compiersi. Ne ha cavalcato l'onda rilanciando continuamente e ispirandosi ai tycoon d'oltreoceano (con un pò di brianzolitudine certo..)
Ma ora anche in questo settore di cui tanto si favoleggia è in ritardo.
LA tv via cavo non la capisce e non la precede. Quello che sky sta facendo a lui (furto di personaggi chiave, possesso dell'inerzia, senso di contemporaneità) è quello che ha fatto lui a mamma RAI negli anni '80. 
Così  poi è stato con lo sport.
La creazione dell'evento, l'arrivo in elicottero, l'acquisto di star strapagate, sono pratiche statunitensi che lui ha portato nel calcio nostrano, liberandolo di nuovo da un certo senso di colpa cattolico e dalla mortificazione della propria ricchezza cui i calciatori bravi erano democristianamente tenuti. "non ti vergogni di guadagnare così tanto dando calci ad un pallone?'" E' una frase che Berlusconi è riuscito a seppellire con una risposta semplice. "no". 
In politica poi, il suo lascito nella comunicazione e nell'estetica è profondo e defintivo. Credo che sia davvero provinciale e meschino negarlo. Anche qui, berlusconi ha intuito e prima di tutti (ma non prima di craxi) che la personalizzazione, e l'uso di tecniche di racconto pubblicitario non erano la morte della politica bensì la loro casa naturale per il nuovo millennio. 
Nessuno di noi ricorda gesti politici significativi di berlusconi, ma se io scrivo "meno tasse per tutti" ognuno di voi sorride e ricorda il manifesto. Quello vero o la sua parodia, non importa. Il ricordo è fissato. 
In conclusione credo che il suo grande lascito, più culturale che politico, sia l'avere traghettato la società italiana da luogo di incontro a luogo di spesa.
La sua grande intuizione: Far semprare le merci una cosa sexy. 
Ecco, forse per depotenziare definitivamente il berlusconi politico e consegnarlo alla storia,
bisognerebbe riconoscere finalmente il valore del "berlusconismo" come fenomeno sociologico e culturale e il suo sostanziale fallimento come complesso di valori politici.




the searcher