domenica 7 novembre 2010

Fini il televisivo



questo è l'inizio di della convention perugina di Futuro e libertà.
C'è un debito che tutti e dico tutti dovrebbero pagare e riconoscere a Berlusconi. Ed è stata la capacità di innovare definitivamente il linguaggio mediatico della politica italiana.
Come in molti casi non ne è l'inventore.  L'intuizione la ebbe Craxi, con il (finto) architetto Panseca e i faraonici congressi socialisti degli anni '80. La sala come luogo e recita della  nuova potenza politica, gli oggetti architettonici simbolici (la piramide)  e il cambio fortemente simbolico della falce e martello con il garofano.
Craxi intuì che i cambiamenti politici dovevano essere personificati da cambiamenti estetici, aveva capito la società mediatica che si andava formando.
Berlusconi ha perfezionato quel lascito e vi ha innestato le tecniche televisive e di marketing che conosce alla perfezione, cambiando il modo di comunicare la politica per sempre.
I finti congressi di forza Italia erano e sono ancora, come ho spiegato altrove,  essenzialmente spettacoli televisivi, nati per essere efficaci su uno schermo più che in platea.
Osservando questo inizio di lavori del neo partito finiano e pensando anche molti congressi PD, a cominciare da quello Veltroniano che partiva con le colline umbre dietro al podio del leader, che rifiutava di pronunciar e il nome di berlusconi , ma ne adottava tutti gli stilemi comunicativi,  tutti hanno fatto propria la lezione.
Tornando a Fini, la televisività è presente in molti aspetti;  la "messa in scena", un pò  convention aziendale, con le immagini della "bella Italia che vogliamo", la solita Rita Levi Montalcini, Falcone e Borsellino,  il palco, a metà tra lo stand di una fiera della tecnologia ed il palco del bagaglino.
Rilevo poi anche la sofisticatezza della struttura tecnica di chi ha filmato il congresso di FL, impensabile nel passato. I movimenti di camera che passano sulle teste dei presenti, i punti macchina diversi.
Le luci in chiaroscuro molto più cinematografiche che da palco politico, che devono essere non piatte e luminose, ma di taglio, charoscurate ed "emozionali" a scolpire le figure, proprio come al cinema.  La regia è sapiente e curata, soprattutto costosa. Tutto questo è frutto di un apparato di riprese degne di un film.  Pensata anch'essa essenzialmente per la sua messa in onda simbolica e reale, non più solo in televisione, ma anche sui siti del partito e su you tube (dove infatti l'ho trovata).

Quando Berlusconi sarà passato e potremo affrontarlo storiograficamente, dovremo arrenderci alla evidenza della sua capacità di innovazione dei linguaggi e delle regole dei mondi che ha affrontato, suo vero talento.

L'edilizia (le città ideali)  il mondo dello sport ( qualcuno se lo ricorda atterrare in elicottero alla presentazione del suo Milan stellare?) la politica (meno tasse per tutti, un tormentone, nostro malgrado).

Un talento di cui tutti, anche Fini, che lo voglia o no, hanno fatto tesoro.


the searchers

2 commenti:

gaetano ha detto...

hai ragione, ma ancora una volta son lieto di essermi fatto superare dalla storia. A tutto questo hd dell' immagine continuo a preferire Ghandhi di fronte a una cinepresa traballante in b/n, accoccolato nella penombra di un portico, vestito di stracci che dice cose deliziose del tipo "ci sono tante cose per cui sarei disposto a morire e nessuna per cui sarei disposto ad uccidere".
ciao

the searcher ha detto...

gaetano, però anche Gandhi era molto consapevole dell'impatto che aveva l'immagine nella lotta politica.
Allora non si chiamava neppure così, (anzi non se ne conosceva l'esistenza), ma la sua scelta di rifiutare gli abiti occidentali, di tornare a vivere in una tipica casa indiana era appunto una scelta simbolica, ma molto "visiva".
Poi certo lui diceva anche cose clamorose, quindi non si trattava solo di abiti semplici ma di sostanza.

the searcher